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L’Osvalda

Camilla, mi chiedevo… non è che mi accompagneresti in farmacia? Non me la sento di guidare” La nonna comparve sulla porta di camera sua subito dopo il pranzo del sabato, in una settimana fredda, in cui tirava aria di neve. Il solito colbacco in testa e il bastone acquistato dai cinesi in mano: impugnatura sagomata a testa di drago con tanto di finta perla incastonata nelle fauci. La guardava con occhi speranzosi, con quello sguardo languido che faceva ogni volta per impietosire la nipote e supplicarla di aiutarla in qualche impresa inutile. La mattina stessa aveva già fatto più di 20 chilometri da sola senza centrare nemmeno un bambino, Camilla non capiva perché avesse bisogno proprio di lei in quel momento. Era stanca, stava meditando intensamente sul suo futuro incerto. La sua stanza era al piano superiore, in una casa parecchio affollata condivisa con madre, padre, la nonna appunto, un gatto defunto e diversi fratelli. A questi si aggiungevano parenti di passaggio in sporadici momenti dell’anno, di solito corrispondenti alle feste: in queste occasioni spuntavano letti in ogni dove, come villette in periferia. Più che un porto di mare, casa Barducci era una stazione sciistica, se non altro ci si divertiva.

Camilla capiva l’avvicinamento del pericolo fin dai primi passi della nonna sulla scala, un piede dopo l’altro, un tonfo sordo ritmico e il tintinnio degli anelli sul corrimano metallico. Ne aveva parecchi, da qualche tempo aveva preso il vizio di ripararsi da sola i gioielli, riempiendo di ceralacca i vuoti lasciati dalle pietre preziose rotolate via. Una splendida idea, in fondo chi non vorrebbe un anello incatramato di cera rossa appiccicosa?

Va bene nonna. Ma cos’hai, ti senti male?”

No, non è che mi sento male, non mi sento proprio”

Questo è molto grave nonna, non sentirsi proprio è preoccupante. Devio per l’ospedale mentre andiamo in farmacia? Così poi ti ricoverano e te li danno gratis i farmaci.”

Ma che cavolo dici?! Sto benissimo! Guarda che io alla tua età avevo già due figlie!”

Cosa c’entra nonna?”

Se vuoi ti porto a Berlino in macchina!!”

Anche no.”

Allora mi porti in farmacia o devo aspettare di star male davvero?”

Sì, d’accordo, aspetta un attimo, faccio un bagno caldo, vado in sauna, pianto un albero in giardino e ci sono.”

Ah c’è la sauna?!”

Scherzoooo!! Andiamo.”

– – –

Ecco, volta giù di là. Brava, parcheggia qui. Non qui, lì! Io ho il permesso per gli handicappati, posso parcheggiare anche in piazza!”

E’ tutto libero nonna, cosa cambia!?”

Cambia! Parcheggia nel posto riservato! E’ un mio diritto! Invece ad esempio le biciclette in strada non ci potrebbero stare, mica pagano le tasse come le auto!”

Era stata operata al ginocchio qualche anno prima, da allora aveva ottenuto il permesso per portatori di handicap grazie ad un’imbarazzante visita medica a cui l’aveva portata proprio Camilla, vergognandosi come un cane durante la sua messa in scena. Un’entrata trionfale di una vecchia indifesa claudicante dallo sguardo mesto e atterrito, sostenuta dalla nipote volenterosa e timida. Una scena epica per un pubblico distratto: un medico dagli occhialetti tondi che le osservava con un sopracciglio alzato… bastò poco per convincerlo, probabilmente si rese conto che contestare l’attrice protagonista avrebbe significato non riuscire a farla scendere dal palcoscenico. In effetti l’Osvalda, Camilla lo sapeva, non se ne sarebbe mai andata se non le fosse stato rilasciato il cedolino arancione. Avrebbe ammorbato il pomeriggio del dottorino con tutti gli aneddoti del suo passato, capaci di annichilire anche il più coraggioso degli assistenti sociali.

L’auto fu parcheggiata dove richiesto, accanto all’ingresso del centro commerciale. Un centro un po’ triste a dir la verità, di quelli lontani da tutto, lungo la provinciale, fra un rilevatore della velocità e un dosso stradale, immerso nella nebbia padana. Scavalcarono il venditore ambulante che aveva apparecchiato la sua mercanzia sul selciato accanto alle porte scorrevoli: una distesa di oggetti dalla dubbia utilità e probabilmente radioattivi, di quelli che dovresti pagare per non averli più che comprarli. Camilla stava per lasciargli una moneta ma in realtà si rese conto di dover piuttosto assicurarsi che la nonna non lo bastonasse. La spinse dentro prendendola sotto braccio e riuscì a distrarla con le offerte del Despar. Ma sapeva che sarebbe durata poco, l’Osvalda preferiva i succhi di mela della Lidl. Ne comprava 5 casse ogni settimana, accumulandole in cucina, impilate, nascondendone i singoli fusti nella credenza, sotto il lavandino… si narra ne avesse incastrati diversi anche nell’armadio in camera da letto. Analizzato il cartellone del supermercato con faccia disgustata, partì di buon passo verso la farmacia, rallentò solo alla vista del parrucchiere: “Ci sono sempre meno clienti, si vede proprio che la gente non ha più soldi.” “Vero, nonna” si limitò a rispondere Camilla che, sull’orlo di una crisi di sonno cercava disperatamente un bar per un caffè. Ma la nonna era già oltre, arrivò a passo di boy-scout alla porta della farmacia per poi fermarsi di sasso davanti al cartello degli orari di apertura.

Ecco, lo sapevo” disse Camilla “Nonna è prestissimo!! Apre alle tre e mezza, sono solo le tre!!”

Ah, ma ve. Che strano!”

Non è strano, è normale, fanno pausa pranzo… Ti prego, prendiamo un caffè.”

Si trascinarono fino al bar per poi accorgersi che era chiuso anche quello. Camilla decise di prendere a testate l’insegna.

Che schifo di mondo!” commentò l’Osvalda alzando gli occhi al cielo. “E che tempo balordo! Hai notato? Ieri c’era il sole e oggi piove! Domani ci sarà il sole e poi pioverà. Dici che nevicherà? Vento del nord, mica del sud! Che io al sud mica ci vivrei… quando sono venuta qui con tuo nonno gli ho detto: non più giù di Bologna!”

Aspettarono sedute sulle panchine di plastica di fronte al parrucchiere. La nonna le raccontò di quando quelli della SS la misero in prigione ma siccome lei parlava il tedesco e chiese di parlare col capo la rilasciarono. “Perché io non parlo coi pezzenti!”

Nonna, ti prego.”

Ti ho mai raccontato di quando ho scoperto che la mia bisnonna era una russa?! La chiamavano la Zarina!”

Ma dai!? No, pensa non me l’hai mai raccontato!”

Davvero?! Allora, un bel giorno mi dicono che la mia bisnonna era russa… ”

Nonna questa storia l’ho sentita almeno trecento volte, e oltretutto cambia sempre e non riesco a capire quale sia l’originale… curioso! Non trovi?”

Ah.” sorrise con una smorfia da bambina ingenua. Fece per continuare ugualmente il racconto ma in quell’istante un’altra vecchietta le sorpassò tirando dritto verso l’ingresso della farmacia, che nel frattempo iniziava timidamente a riaprire i battenti. L’Osvalda fu tentata di allungare il bastone al passaggio della vecchia impostora ma decise di mantenere alto l’onore e partire all’inseguimento.

Nonna stai correndo… attenta al ginocchio.” “No, nonna non c’è una scorciatoia e nemmeno un ingresso sul retro” “Nonna!!”

Riuscì ad acciuffarla appena in tempo prima che entrasse nella fioriera al centro dell’atrio di quel triste centro commerciale. Le due signore si inseguirono per alcuni secondi attorno alle palme e infine si infilarono in farmacia in contemporanea, incastrandosi nella porta. L’Osvalda vinse, era più ,magra, e in una scena che sembrava al rallentatore, travolse la farmacista che, allibita, non aveva fatto nemmeno in tempo ad alzare completamente la saracinesca che si era ritrovata la nonna in braccio. Dopo diversi improperi e svariate scatole di Malox (ottenute con la ricetta dello strudel di mele anziché del medico) finalmente l’Osvalda poté uscire raggiante e vittoriosa dalla farmacia, scortata da un’estenuata Camilla, che pur di non dire che era sua nipote si sarebbe finta badante ucraina. La spinse per tutta la lunghezza dell’atrio, superarono il parrucchiere:

C’è sempre meno gente, si vede proprio che la gente non ha più soldi.”

Per poi varcare finalmente l’uscita. Non le diede nemmeno il tempo di commentare l’ambulante, aprì a fatica la portiera del passeggero (era incrinata da quando l’Osvalda aveva avuto un incontro ravvicinato prima con un camion e poi con il guardrail) e ce la spinse dentro. Saltò al volante e mise in moto sgasando.

Però, che guida sportiva! Brava! Sei come tua nonna! Se vuoi guido io e ti porto a Sanpietroburgo!”

Partirono sgommando, verso la via di casa.

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