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Dovrebbe arrivare un momento nella vita in cui l’omino del casello autostradale ti rivela La Verità. Tu arrivi, abbassi il finestrino, lui ti sorride ti tende la mano e ti spiega La Via: “Prego, queste sono le chiavi della sua Vita (le tre V: Verità, Via e Vita. Amen), proceda sempre dritto e vedrà che, senza imprevisti, incidenti o rallentamenti, troverà una porta: la apra, si spalancherà al suo tocco”. Allora tu, con un sorriso beota in viso e la certezza di Riuscire, ringrazieresti, gli daresti la mancia e procederesti sgommando. Sì, credo sarebbe tutto sommato corretto, qualcuno dovrebbe assumerlo quell’omino e metterlo al casello… un impiego statale, pagato da tutti i cittadini. Un servizio onesto e utile.

E invece no. Non esiste. Dopo esserti istruito, diplomato, laureato… Sei solo come un prete il lunedì: senza nessuno che ti ascolti, circondato da vecchie che pregano per i morti. Tutto perché ti sei complicato la vita, hai scelto di farti domande idiote nei momenti sbagliati e rimanere quindi indietro nella scaletta dettata da Buonsenso, egregio e gentile signore dell’ufficio B372. Prima o poi scoprirai che eri semplicemente assente il giorno in cui spiegavano le modalità di ritiro dell’apposito modulo da compilare -in duplice copia- per ricevere a casa, in omaggio!, “le istruzioni ufficiali per vivere” rilasciate dal Buonsenso in persona. E allora capirai tutto. Ma per ora rimani a chiederti perché tutti sembrano sapere cosa fare, dove andare e perché e tu invece ti guardi intorno con aria incredula, allibita e anche un po’ schifata.

Provi a fare dell’ironia ma non tutti la capiscono e di solito non basta mai: “fare IL caffè” ad esempio è più semplice, scegli la moka, più o meno sai quanto ne verrà, “fare IL tè”, anche, una bustina a testa, è facile… ma “fare dell’ironia” è difficilissimo, le quantità sono sempre eccessive rispetto alle necessità e la qualità troppo bassa. Oltretutto è facile che si ribelli contro di te sotto forma di confezione da 2 kg di Pan di Stelle: ti rimane sullo stomaco a metà pomeriggio, intera, compreso l’imballaggio di carta non riciclabile.

Provi a informarti, essere parte della collettività, avere opinioni… ma poi ti accorgi che l’Opinione Pubblica è in vendita da anni su E-Bay, la Cina censura il sole, simpatizzi per Assange perché ti ricorda Lupin e Sakineh in Texas sarebbe già morta da tempo. E cambi canale. Peccato che il telecomando non funzioni: o meglio, va solo il 4. Purtroppo Mediaset non è stata oscurata e ti becchi Emilio Fede con l’occhio nero (cioè, gli era passato ma ora glielo truccano, ormai gli spettatori si erano abituati!). Allora ridi. Inizi a ridere fortissimo finché non capisci più se ridi o piangi: ridi e piangi, piangi e ridi, piangi e basta. Non per Fede, per carità! Per te stessa e per la caldaia, che ha il singhiozzo incurabile e sai che ha i mesi contati. Morirà, devi fartene una ragione, ma è difficile da accettare, dovrai sostituirla biecamente e pagare un sacco di soldi: all’idraulico, al Fondo Nazionale per le Caldaie Malridotte e allo spazzacamino che esiste davvero ma, con tua grandissima delusione e disappunto, non dimostra alcuna abilità particolare, non sale sul soffitto ridendo e non disegna animali parlanti con i gessetti colorati. Un motivo in più per disperarsi.

Spesso, dopo aver pianto e aver pensato a tutte queste cose in cinque minuti, ti rendi conto che hai la macchina al parcheggio costosissimo dietro casa. Allora esci di corsa in ciabatte, hai solo due euro e due possibilità: darli all’uomo nero-che li tiene un anno intero- che sta al parcheggio con fazzoletti e accendini, oppure pagarci un’altra ora di parcheggio. Ovviamente vince l’uomo nero perchè dice che ti ama e che sei bellissima. Entri in macchina e parti, senza vestiti pesanti, senza sciarpa e senza patente: altro parcheggio, altro regalo (e altre multe!). Ma a quell’ora non lo trovi un altro posto auto e in un secondo decidi: vai al casello. Sfrecci per le strade ormai buie a velocità sfrenata perchè non vedi l’ora di vederlo in faccia, il casellante. Inchiodi alla sbarra, abbassi il finestrino e… scopri con orrore che è tutto automatizzato. A quel punto non ti resta che entrare in autostrada.

One thought on “Non ci resta che entrare in autostrada

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