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Io amo la natura e non inquino! Scelgo prodotti biologici e boicotto la Nestlé da quando l’Africa, il latte in polvere, la pubblicità, l’acqua sporca, le malattie…eccetera. In città mi sposto solo con il bike sharing, camminando, o prendendo i mezzi pubblici e vado sempre a fare la spesa a piedi.

La faccio dove danno le buste di carta (la plastica noooo e poi è così anni novanta!). Ci vado anche quando tira il Maestrale e Noè naviga sereno in Corso San Gottardo, come oggi. Ovviamente senza ombrello e con le ballerine. Vago fra gli scaffali scegliendo accuratamente solo le cose più pesanti e ingombranti e mi faccio dare ben due buste! Di carta. Ma con i manici eh. Di carta.

Poi esco senza aspettare che smetta. Cioè, aspetto venti minuti ma non smette e allora mi avvio, in silenzio, dentro l’uragano. Forse immaginando di poter lontanamente assomigliare a Andie MacDowell nella scena finale di ‘Quattro matrimoni e un funerale’…ma più semplicemente impersonando un’idiota senza ombrello e due tonnellate di spesa in due buste. Di carta. Che lentamente si sciolgono, con impercettibili e inesorabili cedimenti, somigliando sempre di più a polpettoni di tofu. Che forse, in effetti… è di carta.

Con le capesante nelle scarpe, una busta rotta e sporca di terra sotto l’ascella destra, e un polpettone fangoso sotto la sinistra, continuo, instancabile, nominando invano svariati santi associati a diversi ortaggi. Arrivata a San Cristoforo e le rape, scopro che la zucca che ho comprato e che ora mi precede rotolando sul marciapiede, era avvolta in un cellophane biodegradabile (sempre sia lodato il biodegradabile!); che la scatola dei cereali AmicoBio doveva essere di cotone idrofilo dell’Honduras e che la mia maglia bianca di lino fresca di bucato è ricoperta di guano di piccione nostrano annegato nel naviglio.

In qualche modo arrivo a casa senza fare pena a nessuno dei passanti ombrello-dotati, apro il portone e mi ricordo che sto al terzo piano e non ho l’ascensore. Che “tanto fa bene, farsi le gambe su e giù per le scale”.

Sbarcata sul pianerottolo, dopo aver recuperato a più riprese i pezzi persi lungo lo scalone, lancio tutto per terra, sbatto la porta e mi affaccio alla finestra, dove scorgo un timido e divino raggio di sole sbucare fra le nubi all’orizzonte…

Io amo la natura e non inquino! Scelgo prodotti biologici, sto sempre attenta al chilometro zero… E da domani Mcdonald’s a pranzo, Nesquick a colazione, Esselunga in macchina, parcheggio sull’aiuola, sgasata ai semafori, lavata ai pedoni eccetera.

 

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One thought on “Padre Maestro, santo della pioggia, i cavoli e le rape.

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