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A cavallo fra due realtà molto differenti fra loro, una più vasta – Milano- e una dalle dimensioni decisamente più contenute – Reggio Emilia – vivo con i piedi in due staffe, i bagagli su due vagoni differenti e i biglietti del treno sempre pronti, di cui confondo abitualmente l’andata e il ritorno. Osservo problematiche simili a scale diverse ed errori più o meno evidenti di due amministrazioni distinte.

Le case semipermanenti della new town di Camarda, a 10 km dall'Aquila.

Le case semipermanenti della new town di Camarda, a 10 km dall’Aquila.

Dopo una serie di riflessioni, articoli e discorsi fra amici e colleghi, sono giunta a una conclusione forse scontata, ma agli occhi di molti difficilmente accettabile: le amministrazioni comunali dovrebbero essere portate avanti da tecnici ed esperti  non necessariamente eletti dal popolo e non esplicitamente appartenenti a un qualche partito. Gli assessorati dovrebbero lavorare per il #benecomune e non per la reielezione della giunta. Specialmente ALCUNI assessorati, come quello alla mobilità, all’urbanistica, all’ambiente. Mi pare abbastanza chiaro che ci siano approcci ormai sdoganati, non più contrattabili per la maggior parte di queste aree tematiche.  In materia di cambiamenti climatici, di consumo di suolo, di inquinamento, non ci possono essere negoziazioni, patti, promesse politiche: ciò che occorre fare dev’essere chiaro per qualsiasi amministrazione, destra, sinistra, centro e “onesti” inschierabili.

Fermare il consumo di suolo, proteggere il paesaggio e cercare di perseguire il progresso con politiche “verdi”, non può e non deve essere una proposta di sinistra (slogan di questo tipo comparivano infatti nei programmi di SeL, del PD -in particolare tra i punti di Laura Puppato, durante le Primarie, oltre che -per tematiche ben definite, nel programma del M5S), dev’essere una priorità per l’umanità, di qualunque colore, di qualsiasi orientamento politico. Rimuovere gli ostacoli che impediscono alle amministrazioni di crescere in questa direzione diventa così un dovere, una necessità. Nostra e di chi ci guida o dovrebbe farlo.

E perché non pensare allora all’intero territorio nazionale, non confinando questa idea alle amministrazioni locali ma la estendendola ai Ministeri? Penso all’approccio di un ministro come Fabrizio Barca (Ministro per la Coesione Territoriale del Governo Monti, contatto diretto di twitter: @fabriziobarca ), che si è impegnato in prima persona per lavorare sul territorio abruzzese post sisma, interrogandosi sul senso di costruire new towns che si lasciano alle spalle i fantasmi della città distrutta (un altro evidente esempio di intervento tempestivo e raffazonato-raccogli consenso messo in atto dal Governo Berlusconi:  intervento di Renzo Piano in proposito, a Presa Diretta, min. 02:30 – puntata del 23/01/2013); intentando provvedimenti diretti sul sistema dei trasporti, per la ricucitura del tessuto urbano ed extra urbano frammentato, spezzato… Un ministro nominato per le sue capacità e non per la necessità di coprire posti vacanti con una esigua rosa di possibili candidati di un colore prestabilito.

Le amministrazioni lavorano per i loro anni di mandato e puntano a risultati rapidi ed evidenti, per le prime pagine dei giornali, perché chi li ha votati sia contento e chi non li ha votati si ricreda. Allora il mio voto diventa una terribile e pericolosa presa in giro, un segno di fiducia che vorrei ricevere anziché regalare. I nuovi mezzi di comunicazione ci permettono un dialogo diretto fra dirigenti e utenti, sono canali che vanno sfruttati per uscire da queste logiche e permettere al cittadino di avere un controllo maggiore sulle priorità, sugli intenti, senza che la necessità primaria diventi mostrare di aver dato la pista ciclabile sotto casa a chi la reclamava, o di aver risanato la buca che il Signor Rossi centrava tutte le mattine nel percorso casa-lavoro.

In una città come Reggio Emilia, sono anni che non si lavora sul potenziamento del trasporto pubblico “perché non ci sono soldi” e perché “il reggiano medio non usa i mezzi”. Ovvero perché il mandato non è sufficientemente lungo per intraprendere politiche ben più impegnative della creazione di un circuito ciclopedonale in periferia. Politiche che richiederebbero uno sforzo culturale e scelte forti per la riduzione del traffico, fino impopolari. Ma se è vero che la carne è debole, il paese è piccolo e la gente mormora, è vero anche che il cittadino necessita di un aiuto per essere educato a un cambiamento delle proprie abitudini; cambiamento inizialmente antipatico e sofferto, a posteriori decisamente conveniente, per lui e per i suoi figli, per la salute e il benessere suo e della sua città.

Occorre coraggio, occorre un cambio di mentalità. Le nuove generazioni non meritano amministratori annoiati e stanchi, sfiduciati e incapaci di pensare a cambiamenti costruttivi e positivi. I bambini nati con l’Area C, a Milano, crescono con la consapevolezza che in centro in macchina non ci si va perché è giusto, perché la macchina fa schifo, puzza e fa rumore. E meritano uno sforzo decisamente maggiore da parte di chi vive ancora rimpiangendo il Colosseo con le auto posteggiate sotto agli archi o Piazza del Plebiscito a Napoli o Piazza Colonna a Roma usate come parcheggi a cielo aperto.

piazza del plebiscito

Piazza del Plebiscito a Napoli, negli anni sessanta

Piazza Colonna a Roma, negli anni sessanta

Piazza Colonna a Roma, negli anni sessanta

 

Non si tratta di politica, è sviluppo della specie, affinamento dell’intelligenza umana prima che sia troppo tardi. Non dovremmo essere obbligati a scegliere fra politicanti che non pensano al futuro dei cittadini e timide proposte dal sapore ecologico: dovremmo poter essere certi che la cosa pubblica venga amministrata “al meglio”, con lungimiranza e consapevolezza, da figure competenti e aggiornate.

Per questo vorrei ministeri specifici ben funzionanti; vorrei una Magistratura del paesaggio e dell’energia pulita, dell’urbanistica intelligente, dello sviluppo sostenibile. Dovremmo esigere un organo competente super partes,  non corruttibile e garante di un bene comune  non negoziabile con gli interessi di pochi o le promesse elettorali.
Dove scarseggia il senso civico e le leggi vengono fatte per essere aggirate, occorrono struttura, organizzazione e gesti forti. Che sia il momento giusto per provarci?

 Spunti correlati: polemiche a Milano verso un articolo di Pierfrancesco Maran – assessore alla mobilità – uscito sul Corriere del 2 marzo scorso – in materia di piste ciclabili e traffico.

un post di Alberto Biraghi -su I Hate MIlano - contro un intervento di Maran

un post di Alberto Biraghi -su I Hate MIlano – contro un intervento di Maran

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