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Nascere in pianura ti costringe a una vita di pigrizia. Per natura, per abitudine, per impreparazione, per predeterminazione. Tornare a casa tutte le sere e sapere di dover affrontare una salita con pendenza più infinito per arrivare alla porta d’ingresso, invece, ti rende consapevole, forte e coraggioso. Cambiano le prospettive, in tutti i sensi. In pianura esci la mattina e vedi la nebbia, procedi ad una velocità costante e poco impegnativa, senza pensieri, senza dubbi, una strada vale l’altra. Perdersi in un groviglio di vie pieno di salite e discese invece ti rende attento (e talvolta paranoico): “Quale direzione prendere?” “Dove andare? Meglio salire per poi scendere? Meglio scendere e non salire mai più?” “Se rimanessi in quota sarebbe più intelligente… perché non fanno un ponte che connette i colli l’uno all’altro? Perché non creare zattere sospese che permettono lo spostamento via cavo a diverse quote…? Perché non… camminare e basta. Che facciamo prima”. In un certo senso forse le salite e le discese sono una metafora della vita: quando devi scalare una montagna sai che quando arriverai in cima sarai soddisfatto di te stesso; la pianura è una fregatura, non ti insegna niente, non ti prepara alla fatica.

Ci sono luoghi che ti trasmettono insegnamento, ti raccontano la Natura e quale dovrebbe essere il tuo posto rispetto ad essa. L’oceano ad esempio è il giusto compagno delle salite faticose: l’andare e il venire delle onde, la loro potenza inaspettata, salata, pungente. La gente di mare ha rispetto dell’acqua, ne tollera i capricci, la cattiveria, ne apprezza la docilità nei giorni di calma. Chi guarda le onde sulla spiaggia dell’oceano Atlantico, ultima frontiera, ultima terra prima di salpare, sa che c’è una sfida nascosta nella schiuma, nel vento che alza gli spruzzi. Forse è questo che ci attira, delle onde, delle difficoltà dei luoghi impervi. La scommessa con la realtà, con la Natura, la necessità di confrontarci con essa, vedere fin dove possiamo arrivare, capire quanto siamo davvero indipendenti come uomini, quanto possiamo realmente vincere “la forza del mondo” attorno a noi rinchiudendoci nel costruito, nelle metropoli di cemento.

Ci sono città che ci allontanano da questa forza e città che ci riportano a lei, perché contengono tutto, contengono la vita e la rovesciano nelle strade, ma anche nei fiumi e nell’oceano. Lisbona è una di queste. Perchè è fatta di aria e acqua; di vento freddo e sole caldo; di piccole e antiche strade tortuose e di infrastrutture fuori scala, in cui sei protagonista e comparsa senza volto, sei abitante e cittadino come tanti. Lisbona ti prende e ti scuote. Ti ricorda che puoi vivere in una capitale senza dimenticarti dell’alta marea.

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