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Crollano le borse, s’abbassano gli stand, i grigliati, le mensole. I manichini si piegano, si sciolgono e collassano nelle vetrine. Le stesse vetrine che si frantumano sotto i lanci degli incappucciati che tirano pietre, appiccano incendi, saccheggiano i negozi. Negozi a caso, target imprecisati, obiettivi non chiari; idee confuse, ideali vaghi, rabbia generalizzata. Un caos europeo, occidentale, contro le forze dell’ordine, contro lo Stato, gli Stati e gli statali. I poliziotti, ma anche i politici, i politicanti, i simpatizzanti. Simpatizzo per te, per lui… non per loro. E allora gli sparo, ad uno ad uno, in un’isola da cui non possono scappare, per dare una lezione alla tolleranza, all’ingenuità democratica, agli illusi dalle larghe maniche e strette vedute. La forza, la violenza, i gesti esasperati ed esasperanti, tristi e bui, distruttivi… deprimenti.

Ed è un baratro, la deriva dell’ordine, se di ordine si è mai trattato. La totale mancanza di punti fermi nel maremoto delle disuguaglianze globali, delle povertà diffuse, differenti, doloranti. Ovest contro Est, si gioca a potere d’acquisto. Che non so cos’è perché semplicemente non capisco come si compra il denaro. Forse ci stiamo comprando tutti, pian piano, l’un l’altro, fino a che non resterà che una sola persona, senza soldi e senza acquirenti. L’unico invenduto, come l’ultimo soldatino della scatola, quello rimasto nell’angolo dietro la porta, quello caduto nel pattume, che poi va nelle fogne, lo ingoia il pesce e arriva al mare. L’ultimo. E l’ultimo ci salverà istituendo una nuova e avanguardistica forma di commercio: il baratto. E dal baratto ricominceremo, zappando l’orto, battendo il ferro e soffiando il vetro. Non noi però, i nostri pronipoti, i nostri posteri, che ricominceranno dalle macerie. Quando avremo distrutto tutto, quando non ci saranno più i confini, i pezzi di carta, i visti, i nullaosta, i bonifici, i bond i bot e i botti di Capodanno. Quando non dipenderà più tutto dalle percentuali, dai numeri e dai grafici o dall’umore degli agenti di borsa (per i quali mi sento responsabile e vorrei poter fare qualcosa, se non altro per evitare danni all’umanità economica, cioè noi, figli delle borse, dei borselli, dei titoli e dei titoli di coda).

I broker, si sa, son sensibili, bisogna esser delicati o crolla tutto, crolla l’Ovest sopra all’Est, che allora non si chiama più Ovest, ma nemmeno Est perché rimane solo l’occidente e il terzo mondo.

Resta da capire se ora scoppierà la terza guerra mondiale (fredda? tiepida?), o se semplicemente ritorneremo a mettere tre zeri sulle banconote di carta, con somma soddisfazione dei gelatai che ti chiederanno duemila e cinquecento euro per un cono, e tremila con la panna. E una cosa peggiore non riesco a immaginarla.


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